le donne di Manta

Manta è un villaggio a 45 Km di strada e 22 di pista da Natì. Qui ha sede uno dei 9 “groupement de femmes (GdF)”, appoggiati da MUSCO.
Sono delle piccole organizzazioni autonome locali di donne, il cui scopo è quello di migliorare la produzione di generi agricoli vari e di essere in questo aiutate dall’esperienza degli agronomi di MUSCO. Il reddito percepito resta a loro, ma concordano i rimborsi a MUSCO, per esempio delle spese di trasporto. Sono degli embrioni di cooperative, non riconosciute formalmente dallo stato, ma incoraggiate dalle amministrazioni locali. Ogni gruppo si struttura in maniera simile con presidente, segretaria (spesso l’unica ad essere alfabetizzata), tesoriera, una o due consigliere, tutte donne. Il salto di qualità è rappresentato dal semplice unirsi attorno ad un obiettivo comune, che nasce dalle loro specificità: produrre di più e meglio quello che già sanno fare. Ad esempio il GdF di Bongou produce riso, invece le donne di Manta sono famose per il loro burro di karité e il fonio
Dopo un primo rapido passaggio per Manta, ho voluto tornare per dedicare tutta la giornata a questo GdF e vedere le donne impegnate nella produzione del burro, come fanno tutti i venerdì. Il burro di karité lo si ricava dalla noce di un albero che cresce spontaneamente. I frutti cadono da giugno ad agosto e sembra siano molto buoni, la noce viene recuperata e, dopo un lungo processo di lavorazione, viene trasformata in burro, il cui primo uso è in cucina, al posto dell’olio, ma poi trova applicazione in tanti prodotti di cosmetica, anche industriali, e nella farmacopea tradizionale.
Quando siamo arrivati nel villaggio, verso le 11, le otto donne presenti avevano già “pilato” le noci, le avevano cioè trasformate a colpi di mortaio in grossolana farina. Poi le ho viste all’opera a mescolare e rimescolare con acqua l’impasto che da marron scuro via via sbiancava e si separava dall’acqua. I passaggi finali avvenivano in grandi pentoloni e al fuoco di legna, finché il burro emergeva, bianco e cremoso, pronto all’uso. Il processo durava circa 7 ore e per tutto il tempo non le avevo mai viste smettere un attimo di lavorare con le mani al ritmo di nenie sussurrate, passandosi l’una con l’altra i bacini con l’impasto, quelli con l’acqua fresca e quelli con l’acqua calda. A schiene e gambe piegate in angoli impossibili, con movimenti ritmati delle braccia che volteggiano avanti e indietro e le mani che ,come spatole meccaniche, voltavano e rivoltavano gli impasti, le Donne di Manta hanno veramente creato il burro davanti ai miei occhi.

Nel frattempo Veronique aveva preparato la salsa di fiori di eucalipto per il ripieno delle frittelle e Therèse aveva pilato e impastato la farina di ceci. Hanno messo a friggere abbondante burro e poi dentro le frittelle e ne sono venuti fuori i “bignè di ceci all’eucalipto”. Mi piacerebbe poter dire che erano deliziosi, ma in realtà tre mi sono bastati. Invece per tutti i ragazzi e gli uomini che nel frattempo si erano avvicinati, è stata davvero una

festa del tutto inaspettata.

                                           
Ma non basta, perché le Donne di Manta sono anche conosciute per il Fonio.
È questo un piccolissimo cereale, noto da almeno 8.000 anni, molto ricercato sul mercato. È molto costoso e tuttavia raro da trovare perché la sua lavorazione è solo manuale: ci vogliono 4 ore di mortaio per produrre 3 Kg di farina e, anche se la resa economica è alta, tutta quella fatica spaventa e la coltivazione del fonio sta estinguendosi. Ma a Manta c’è la terra ideale per questa granaglia, c’è una tradizione di lunga data e ci sono anche le braccia esperte per lavorarla.

Alla fine della festa e dei bignè, Therèse, la presidente, prende la parola e senza esitazioni mi spiega quanto importante sarebbe per il GdF poter disporre di un mulino per il fonio. Verrebbero abbattute le prime 3 ore di lavoro al mortaio, e la raffinazione tradizionale della farina sarebbe poi perfetta. Le brillano gli occhi quando mi dice che potrebbero inondare il mercato di Natì con il loro fonio. Naturalmente e cautamente non ho preso nessun impegno, ma mi riservo di riparlarne con l’ABRM, alla prima occasione.
Ci salutiamo con grande trasporto, è svanita l’iniziale ritrosia davanti al dottore bianco e per di più così anziano (per forza di cose tre volte saggio): è stata una giornata memorabile, per loro e soprattutto per me.
Veronique, maître pâtissière

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