Franco on the road 3

Giovedì 25 novembre
Al mattino visita alla città (Nati), polverosa e scassata, come tutte le altre, ma, rispetto a Cotonou, con una dimensione più rurale e tranquilla, tanti alberi, la gente indaffarata.
Al pomeriggio ci ritroviamo alla “Maison de la Coopération”, che è la base di MUSCO. Qui si sono riuniti tutti i membri dell’associazione e tutti i giovani che lavorano nel progetto. Vado in scena con il nuovo proiettore e con una presentazione sulla nostra provincia, geografia, natura, storia, le sue etnie, le lingue, un sacco di domande e di risate.

Grande interesse suscitano le ragazze bionde con gli occhi azzurri dell’altra etnia. Dedichiamo almeno mezz’ora all’Ortles (ne sono affascinati) e faccio fatica a spiegare concetti come piccozze e ramponi. Ma mi ritrovo davvero in difficoltà quando mi chiedono “cosa diavolo ci andate a fare lassù in cima?” Naturalmente racconto la storia di ABRM, chi siamo e cosa facciamo da quasi trent’anni. Mostro la foto della festa a Bronzolo, quella del 2015, dove siamo ancora giovani. E poi parliamo della provincia, dei finanziamenti, quello che ci aspettiamo noi da loro e loro da noi. La tiriamo lunga, tra domande e risposte e alla fine c’è la cerimonia della consegna del proiettore, applausi e ringraziamenti.
Festa a Kaya

Venerdì 26 novembre
«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
lunari campi di manioca al largo dei contrafforti dell’Atacora,
fiammeggianti galline ovaiole balenare nel loro pollaio modello,
conigli e porci da combattimento a Ourbona,
e ho visto il motocarro tridimensionale spaziare da Kokotà a Peperiakou.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
senza lacrime nella pioggia, ma sotto al sole cocente di mezzodì.
È tempo di andare»
Interessantissima giornata sul terreno. A Kokotà (15 Km a nord di Natì), i ragazzi coltivano 20 ettari a manioca, sorgho, mais, sesamo e ceci. C’è anche una piantagione di anacardi. Non sono i “nostri” ragazzi del progetto Benin 2 in corso, ma “altri ragazzi”, reclutati da MUSCO con la stessa logica (lavoro x mantenimento e scuola).

Ragazzi e donne del circondario mettono a coltura terre di fatto abbandonate e messe a disposizione dai proprietari, che vengono compensati con una parte del raccolto. Sylvain mi mostra con orgoglio le foglie di manioca, perfette, senza parassiti, perché coltivate miste al sorgho, in modo da proteggersi a vicenda e non dover usare antiparassitari. Vedo in azione il motocarro (Benin 2), che porta e riporta i ragazzi sui campi, ma poi anche il raccolto a vendere al mercato di Toucountouna. Lo ritroverò poi a sera a Ourbona a trasportare terra e mattoni per la costruzione della stalla per le capre (Benin 2).

 

 

 

              A  Peperiakou (10 Km a nord di Natì) c’è l’allevamento di galline ovaiole, mangimi naturali e locali, libere sei ore al giorno. Sono attualmente 200, producono 100 uova/giorno, vendute a grossisti 3 volte alla settimana  finito e operativo). Vien voglia di invitare qui le donne della cooperativa tunisina, per imparare come si fa.

A Ourbona (8 Km a sud-est di Natì), nel pomeriggio, ho visitato l’insediamento dei ragazzi. Le due casette dove vivono (in 12), il pozzo, i vivai per gli ortaggi che presto verranno messi a coltura, il mulino, che lavora a pieno ritmo tutti i giorni dalle 16 alle 19. Macina mais, igname, manioca, miglio per tutte le famiglie del circondario, ovviamente contro giusto pagamento.

 

 

 

 

Vedo l’allevamento dei maiali e dei conigli . Stanno tentando un esperimento interessante: incrociano polli locali con polli “peul” (razza da combattimento in brousse) e con polli “goliath” (di cui mi mostrano i pulcini). Il risultato dovrebbe essere una razza di polli da carne particolarmente resistente.

Vedo almeno 15 tra ragazzi e donne al lavoro, chi coltiva, chi alleva, chi scava. Hanno già posizionato un rubinetto vicino agli orti (Benin 2), hanno avviato le fondamenta per la stalla delle capre (Benin 2) e l’hangar per la produzione e stoccaggio dei mangimi naturali locali (Benin 2).

Hanno allacciato la pompa del pozzo alla corrente pubblica e trasferito il pannello solare(Benin 1) agli allevamenti, 1 Km più in là, per dare luce agli impianti. Pratici.
Insomma, funziona tutto e sono davvero ammirato e sorpreso, non mi aspettavo un tale successo di Benin 1.
Domani vi racconto di oggi, buona notte.

Sabato 27 novembre
Al mattino, con Sylvain e con il Vicepresidente di MUSCO, Gilbert, ci siamo recati a Tigninti, a 20 Km di strada asfaltata e 8 di pista di distanza da Natì. È la località dove è prevista la perforazione del pozzo (Bénin 2) e la messa a coltura di sei ettari + orti da coltivare tutto l’anno. Qui si realizzerà la formazione dei contadini in materia di “agricoltura biologica e sostenibile” (formula magica, politicamente molto corretta) e la formazione del comitato di gestione del pozzo. Nel progetto erano previste 6 famiglie, ma data l’ampiezza del territorio, solo 4 famiglie potranno beneficiare dell’irrigazione. Altre 2 famiglie sono state dunque selezionate e aggregate al sito di Ourbona. Tigninti non è infatti un villaggio in senso proprio, ma piuttosto una vallata dove si ritrovano diversi insediamenti, anche piuttosto distanti l’uno dall’altro. L’etnia è quella dei Tata Sombo, poverissimi, per secoli depredati e angariati dal regno del Dahomey e schiavizzati.

Nel tempo hanno sviluppato una struttura difensiva del tutto particolare delle loro case. Si tratta infatti di piccoli castelli con uno stanzone centrale, buio, da cui si scende in stanze sotterranee e con altri cunicoli e scalette si raggiunge la terrazza dove, nelle torrette, sono le stanze da letto e i granai. Naturalmente tutto è costruito con fango e paglia. Vivono ancora così, esattamente come 3 secoli fa, anche i banali tetti in lamiera sono rarissimi.
Qui abbiano incontrato N’tcha Nata, il Capo villaggio, con cui si è a lungo dialogato in merito al corretto posizionamento del pozzo e a quali colture dedicarsi. Alla fine ci ho guadagnato una gallina (che si papperanno i ragazzi ad Ourbona).
Poi visita al mercato di Toucountouna (25 Km a nord di Natì), dove i ragazzi vendevano mucchi di igname, trasportati lì dal mitico motocarro. Prima tutti i trasporti erano effettuati con i motorini che qui sono frequentissimi, non esistono invece biciclette.
Tutto il pomeriggio lo ho dedicato al sito di Ourbona. Ho rivisto i ragazzi sui campi, ho controllato gli allevamenti e assistito alla cura di un coniglio con un ascesso sulla schiena, frutto di un morso di un concorrente in amore. Ho avviato il censimento di tutto lo staff + collaboratori e ragazzi di MUSCO, con annessa foto, per alimentare gli archivi di ABRM e per potermeli ricordare in futuro.
Ho anche conosciuto Confor, il cane del progetto Bénin 2 ma nessuno mi ha saputo dire la razza.
Domani, domenica, riposo, si riprende lunedì.

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