Dal Nepal

Care amiche e cari amici,

di seguito un breve racconto che ci ha inviato Franco dal Nepal.

In Nepal a Phulpingkatti, due anni dopo

Ero arrivato in questo sperduto villaggio ai confini con il Tibet nel maggio del 2015, pochi giorni dopo la seconda grande scossa di terremoto, terribile anche quella.

Mi mandavano i Medici dell’Alto Adige per il Mondo a portare il nostro contributo di solidarietà, in nome di un’antica amicizia con l’Ospedale di Dhulikhel, una cittadina ai piedi dell’Himalaya.

Phulpingkatti era stata rasa al suolo e due immense valanghe piombate giù dai due lati di questa stretta valle avevano seppellito anche le macerie di quello che era stato un villaggio fiorente di piccoli commerci tra il Tibet e il Nepal. Il terremoto si era portato via anche il Centro di Salute, che dipendeva dall’Ospedale. 

Tanti erano stati i morti, metà della popolazione era sfollata verso Kathmandu e gli altri vivevano sotto ai caratteristici teloni blu, distribuiti nei primi giorno dopo il terremoto dalla Croce Rossa. 

Se ne vedevano dappertutto, dal fondovalle fino a tre, quattro mila metri, fino agli ultimi terrazzamenti coltivati. 

Ricordo il silenzio, che regnava assoluto nella valle, e le catene di uomini, donne e bambini, che sgombravano a mano i detriti e le macerie delle loro case.

Ora è tutto diverso, la strada è stata riaperta e di attendamenti non se ne vedono più. Non tutti i profughi sono ritornati, ma molti sì. Venti famiglie, circa un centinaio di persone, i più poveri tra i poveri, si sono costruiti delle casette dignitose anche grazie al contributo della Provincia e della nostra Associazione, con cui hanno acquistato i materiali da costruzione.

Il presidente del Comitato di Villaggio (una specie di sindaco) mi riconosce subito: è lo stesso di due anni fa. L’accoglienza è festosa, vogliono subito mostrarmi il risultato dei loro sforzi, le loro “nuove case”. 

Passo dall’una all’altra, percorrendo i sentieri che le collegano, su e giù per vallette e campicelli. M’invitano a entrare, mi cingono il collo con il tipico scialle nepalese, mi fanno accomodare. Gli uomini e i ragazzi più grandi non sono ancora tornati dai campi e le donne stanno cucinando, ma volentieri s’intrattengono con me e, grazie a Biraj che traduce, riusciamo a capirci.

Sono allegre, sono contente, sono fiere di quello che possono mostrarmi. E sono curiose, vogliono sapere come ho trovato il loro Phulpingkatti, due anni dopo. 

Una meraviglia, naturalmente, mi sembrano davvero una comunità contadina rinata, operosa e ottimista.

La più curiosa di tutte è la Signora Korno Kumari Poudel, una nonna di 84 anni. Lei vuole sapere tutto di me, di moglie e figli, e quanto grande è la nostra cucina, se usiamo la legna o il gas e se l’acqua è buona. Sì, rispondo, certo, ma non la convinco. Mi spiega che l’acqua di Phulpingkatti è la più buona del mondo. Alla fine chiede ancora come mi chiamo, ma non riesce a pronunciarlo e così mi ribattezza “ से तो कपाल से तो डाक्टर , che non so come si legge, ma significa più o meno “il dottore bianco con i capelli bianchi”.

Franco De Giorgi, a Dhulikhel

28 febbraio 2017

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